“Immagino i miei studenti paladini di un territorio e di una umanità in cerca di riscatto”

“Immagino i miei studenti paladini di un territorio e di una umanità in cerca di riscatto”

Mi chiamo Roberta, prima di andare a letto, la sera, ripasso mentalmente la lezione e preparo la cartella.
Il mattino mi alzo volentieri, faccio colazione e vado a scuola.
Ho 57 anni e sono un’insegnante di Arte.

Il Salotto letterario è un’associazione culturale che ha a cuore in primis la promozione dell’arte e del lavoro di giovani artisti confrontandosi con impegno e passione! Anche tu sei molto attiva! Ci racconti questo progetto al quale hai partecipato recentemente per la Giornata mondiale dei Giusti?

Devo dire, come prima cosa, che ho la fortuna di fare un lavoro che considero una grande opportunità per la mia crescita personale, poi, trovo grande energia nei miei studenti che sono da sempre stimolo e sollecitazione per le mie idee progettuali che diventano attività concrete solo grazie al loro supporto. 

 Il progetto “Adotta un giusto” della mia scuola che è l’ I.C. “Porto Romano” di Fiumicino, è stato realizzato per celebrare la Giornata dei Giusti. La giornata del 6 marzo, istituita dal nostro Parlamento con la legge del 20 gennaio 2017 celebra i Giusti nel mondo. A loro sono dedicati giardini dove gli alberi piantati ricordano uomini e donne che grazie alle loro scelte sono stati riconosciuti come Giusti nel mondo.

Il progetto prende le mosse dallo studio di, Wangari Maathai e Chico Mendes. Il lavoro interdisciplinare ha visto impegnati gli studenti nello studio delle vite di questi veri e propri eroi dell’ambiente. Gli studenti sono stati accompagnati in riflessioni sulla tematica ambientale e sul valore dell’impegno di ciascuno.  Il lavoro ha prodotto  pensieri, citazioni, considerazioni, diventate nervature “dell’albero delle azioni”. Gli studenti, infatti,  hanno realizzato,  due pannelli che rappresentano ciascuno l’albero di Chico e di Wangari. Il tronco, che nelle radici porta il nome dei due giusti, è stato realizzato con le frasi scritte dagli studenti, che arrivano fino ai rami, su questi rami  poggiano fronde di manine colorate che invitano ad azioni concrete. 

Nella giornata del 6 marzo, nel cortile della nostra scuola,  a Fiumicino, gli studenti hanno messo in atto una performance con strumenti e voci. Hanno riprodotto i suoni della natura, le gocce d’acqua che battono sulla terra all’inizio di un temporale, il tuono, il soffio del vento, per poi unirsi in cerchio e cantare il brano dei Nomadi “Ricordati di Chico”. Mentre ve lo racconto ho di nuovo i brividi, l’atmosfera è stata così emozionante e i bambini seri, competenti, orgogliosi del loro lavoro, sono diventati un tutt’uno in quella bolla di magia che si era creata

Quella mattina, poi, abbiamo messo a dimora due alberi da frutto in memoria di Chico e Wangari. Abbiamo scelto di piantare due alberi di nespoli (Mespilus germanica),  perché, secondo un’antica credenza, piantati vicini, si supportano e danno frutti migliori. Il nostro piccolo giardino della memoria è nato così, con l’intento di diventare la nostra foresta dei giusti.

Più che mai di fronte all’imminente problema dell’ambiente ognuno di noi deve “coltivare il proprio giardino” come diceva Voltaire! L’Arte, la Cultura hanno secondo te un ruolo primordiale sui comportamenti civili degli individui?

Ci credo fermamente, vedo nella magia dell’insegnamento il veicolo privilegiato per la crescita personale del docente e del discente, la Cultura e l’Arte plasmano gli individui, offrono nuove opportunità da vivere con consapevolezza; indirizzano le scelte e fanno raggiungere le mete. Vi propongo la suggestione della meta raggiunta e di quella nuova che si staglia all’orizzonte con un’opera che piace tanto ai miei studenti. 

Noi ne facciamo sempre una lettura immersiva. Chiedo agli studenti di entrare nel quadro di vestire i panni del viandante e di provare ad ascoltare le proprie emozioni. Alcuni si sentono felici, sentono la bellezza del paesaggio e il senso di infinito che li abbraccia, altri sentono un senso di vertigine come se lo sperone di roccia dovesse sbriciolarsi sotto i loro piedi. Allora in queste occasioni viene fuori la parte più intima di ogni studente, quella che celano dietro la corazza. Sento che queste, che chiamo “Chiacchierate d’Arte emozionali” li aiutano nella ricerca di se stessi, i ragazzi si mettono a nudo, accettano le proprie fragilità, si compiacciono delle sensazioni che finalmente riescono ad esprimere liberamente. Mi viene sempre da fare questa riflessione, ai nostri ragazzi, noi adulti, offriamo pochi momenti di sosta, li spingiamo a correre non hanno modo di conoscersi e di conoscere.

Quale è il linguaggio più avvincente per avvicinare i giovani alla cultura, nel senso alla curiosità più pura?

Credo che il tempo sia una variabile imprescindibile e precede la scelta del linguaggio, dobbiamo riappropriarci del nostro tempo che dovrà essere anche tempo di riflessione e di attesa, va lasciato il tempo per l’ascolto. Le parole, che pure sono importanti, rischiano di perdersi nella frenesia quotidiana. Le parole devono essere accolte, si devono sedimentare e generare pensieri. Insomma, c’è bisogno di tempo. Io sto facendo questo esperimento con i ragazzi per avvicinarli allo studio dell’Arte, facciamo il gioco del detective. Questo consiste nel cercare nello stile dell’artista e quindi nelle opere, tracce del passato, di altri artisti e di altri stili. Ricerchiamo, come fosse un gioco, le tracce di Leonardo o di Michelangelo in Raffaello, quando studiamo il Rinascimento o  di Giorgione e della pittura veneta negli impressionisti. Credo che la dimensione ludica sia importante sempre e per tutti, anche per noi adulti. Questa dimensione ludica è necessaria  in modo particolare per la fascia di età dei miei studenti che va dagli 11 ai 14 anni.  

Per causa pandemia siamo diventati molto sedentari, quali sono i tuoi sogni di viaggi, di percorsi artistici? Dove ci porti? In mezzo ad un libro, nascosti in un quadro o per una lunga camminata? 

Scelgo di portarvi per una lunga camminata e ne approfitto per raccontarvi la mia avventura di questi giorni.

Sto seguendo un corso di formazione sulle nuove tecnologie nella scuola e nella didattica. In particolare, stiamo sperimentando tecniche di mappatura del territorio al fine di conoscerlo meglio e di pensare a strategie per valorizzarlo. Tutto quello che impareremo durante il corso lo trasmetteremo ai nostri studenti. Alla parte teorica del corso è affiancata quella laboratoriale. Noi discenti siamo stati divisi in gruppi e ci è stato assegnato un tema. Il nostro è quello delle ferite antropiche. Io ho scelto di parlare di Fiumicino, il posto dove vivo, ho circoscritto l’area di studio all’Isola Sacra. Questa è considerata il risultato della ferita antropica causata da Traiano, il quale,  per rendere fruibile il suo porto ha realizzato, scavando, la fossa Traianea. E’ nata così l’Isola Sacra, circondata per tre lati dal Tevere e affacciata con il quarto lato sul mare Tirreno

Questa vasta zona è solcata da canali di scolo e regolata da idrovore che fanno defluire l’acqua e ne garantiscono la salubrità, infatti gran parte della zona risulta sotto il livello del mare.

Ci è stato chiesto di fare passeggiate emozionali, attivando via via filtri diversi, i colori, gli odori, il benessere e il malessere. Quando ho attivato il filtro del benessere ho goduto del silenzio che mi ha accompagnata attraverso le immagini dell’acqua che scorreva leggera, generando sfumature d’argento, poi,  i colori dei gigli d’acqua, prima gialli poi viola mescolato al colore delle margherite o al verde dei giovani germogli della canna palustre. 

In un secondo momento, ho attivato il filtro del disagio e mi sono accorta della sporcizia, ho visto i sacchetti della spazzatura che mani selvagge avevano gettato nei canali. E quel silenzio sospeso, piacevole e rasserenante si è messo a gridare è divenuto voce stridula del silenzio. Sono stata investita da tante sensazioni. Ho pensato con angoscia che quel brutto che si mostrava ai miei occhi potesse diventare quotidianità e sviluppare rassegnazione. Ho riflettuto su come queste ferite antropiche possono degradare e divenire orrore, oppure, essere oggetto di un riscatto. Le ferite dei nostri territori, possono diventare cicatrici ricucite con cura come l’immagine del vaso giapponese dell’arte del Kintsugi.

Sono strappi ricomposti al pari di rammendi che diventano ricami. Allora ho deciso di progettare la sistemazione dei canali di Isola Sacra come delle vie d’acqua, percorribili  in più modalità. In mountain bike e a piedi lungo gli argini, con piccoli barchini entrandovi dentro. Progetterò piccoli spazi gestiti da cooperative di giovani per il noleggio di bici o  barchini. E poi piccoli chioschi sull’acqua per gustare aperitivi al tramonto e poi isole di silenzio per leggere, dipingere en plein air o ascoltare musica. L’obiettivo del mio progetto sarà quello di offrire il bello che nutre l’anima, in esperienze di vita che si rigenera, con nuove opportunità sempre cercando e offrendo bellezza. Tutto quello che imparerò lo condividerò con le mie classi, immagino i miei studenti paladini di un territorio e di una umanità in cerca di riscatto.

https://it.gariwo.net/giardini/giardino-di-fiumicino-ic-porto-romano/fiumicino-ic-porto-romano-23439.html

Intervista a: Roberta Ambrosini
Laurence Jeantet

2 Comments

  1. Loredana

    Che dire, ci vorrebbero parole di lodi ma non sarebbero esaustive dei miei pensieri positivi per questa docente che svolge il suo lavoro con competenza e dedizione. L iniziativa come è stata concepita si dovrebbe replicare in tante realtà territoriali, spesso abbandonate.Infondere motivazione nei ragazzi attraverso proposte partecipate è la strada più giusta in questo momento storico.

  2. Susanna

    Intensa, nella sua completezza, la comunicazione delle emozioni, nate da una sensibilità personalmente sempre apprezzata!

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